La storia del parquet
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L'influenza dell'arte islamica fu profonda e determinante per il design orientale. Pur traendo spunto da molte culture, lo stile islamico conserva le sue peculiarità, riconoscibili nelle costruzioni di molti paesi. Poiché il Corano vieta la riproduzione di figure umane e animali, si affermarono decorazioni musive con elaborati motivi geometrici e calligrafici. Oltre ai disegni ispirati a giardini reali o immaginari, che vennero adottati per pareti, tessuti, tappeti e ceramiche, vanno menzionati gli arabeschi, i reticolati e le raffigurazioni floreali e vegetali. I materiali preferiti per i mobili e le tappezzerie erano la seta e il velluto. L'influsso dello stile islamico è ravvisabile in alcuni edifici della Spagna meridionale e in particolare nel palazzo dell'Alhambra a Granada. Le stanze, che si snodano attorno a cortili, sono abbellite da una sapiente combinazione di piastrelle, stucchi e pannelli filigranati, cui in origine si aggiungevano tappeti e tappezzerie di grande splendore.
Lo stile islamico si diffuse in India raggiungendo i risultati più notevoli tra la metà del XVI e la metà del XVII secolo. Il marmo fu tra i materiali più apprezzati per le costruzioni monumentali quali il Taj Mahal e non tramontò nemmeno il gusto per giardini e fontane. Le tecniche locali si combinarono con i metodi importati dando luogo a mosaici eseguiti con lapislazzuli, specchi e vetri colorati.
In India, soltanto attorno al I secolo d.C. entrarono in voga intagli e affreschi; i motivi più popolari furono il loto, la ninfea e lo stramonio, simboli della vita, della creazione e della morte, e ricorrenti anche su tappeti, tessuti e ceramiche. Questi soggetti tradizionali caratterizzano tuttora gli arredi indiani e testimoniano l'abilità degli artigiani nella lavorazione del legno e dei metalli. La semplicità e la misura sono i cardini attorno a cui ruota il design d'interni in Cina. Lo spazio era suddiviso da graticci coperti con carta traslucida, accessori in uso sin dall'antichità e molto pratici perché danno un'impressione di leggerezza, proteggono l'intimità degli abitanti e possono essere spostati a piacere. A seconda del ceto sociale del padrone di casa i pavimenti erano in terra battuta, pietra o marmo e le travi a vista venivano riccamente intagliate con dragoni o tigri. A partire dal III-II secolo a.C. si diffusero i mobili in legno scuro, mentre cassettoni e stipi divennero le tipologie preferite per riporre gli oggetti domestici. Dopo il X secolo il design si fece più elaborato con abbondante uso di intagli in avorio, madreperla, giada, argento e oro. La seta multicolore fu usata sia nell'arredamento sia per la produzione di carte da parati, tappezzerie e ricami.
Il design giapponese è ancor maggiormente orientato a canoni di sobrietà, rivelando spesso l'influenza cinese, evidente soprattutto nelle tinte vivaci delle superfici interne ed esterne del VI e del IX secolo. Da allora prevalgono le tonalità naturali, segno della volontà nipponica di non abbandonare l'antico rigore. Gli ambienti sono separati per mezzo di paraventi coperti di carta e talvolta decorati con paesaggi e scene pastorali. L'area principale dell'abitazione è occupata da alcove, mensole e pochi oggetti, mentre i pavimenti sono coperti da stuoie di paglia di riso dette tatami. Il mobilio è ridotto al minimo ed è composto perlopiù da cuscini e paraventi scorrevoli. Come le popolazioni islamiche, i giapponesi hanno sempre avuto la passione dei giardini e dell'acqua; per questo dedicano grande attenzione anche alla cura dell'esterno.
