La storia del parquet

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1989

 Rispetto agli stili precedenti le sedie subiscono una specie di rivoluzione. Gambe anteriori diritte e quelle posteriori a sciabola, incurvate all'indietro, rappresentano le caratteristiche più evidenti della sedia Impero, una più marcata composizione che si era già notata in alcuni esemplari del primo Neoclassico. Lo schienale ha forma prevalentemente rettangolare o quadrata ed è imbottito allo stesso modo del sedile. La traversa superiore si incurva leggermente, in taluni modelli, su se stessa. Molto in uso la sedia a barca, o, per definirla meglio, a gondola, con montanti laterali che si innestano quasi direttamente sulle gambe anteriori, in questo caso anch'esse lievemente a sciabola. Lo schienale di questo modello è privo di imbottitura e ha un semplice sostegno centrale in legno. Imbottitura invece sul sedile; fascia superiore con intarsi a contrasto o con leggere applicazioni 3n bronzo o legno dorato. 

Più complessa, e in apparenza più sofisticata, la poltrona dell'epoca. Se nel '700 i prototipi avevano i braccioli arretrati a due terzi della profondità del sedile, durante l'Impero i braccioli si innestano sul prolungamento delle gambe anteriori che sovrastano il sedile, con soluzioni a cariatide, colonna o pilastrino, teste di leone monopodo (privo di zampe). . gambe anteriori sono appoggiate a piedi prevalentemente ad artiglio; quelle posteriori, come per le sedie, sono a sciabola. Lo schienale, spesso imbottito, è incurvato, di solito, all'indietro. 

  Infine lo sgabello, molto diffuso, si rifà a modelli greci e romani. I1 mobile è quasi sempre imbottito, mentre la struttura lignea è a forma di una X verticale sulla parte anteriore e su quella posteriore, riunite da un perno. In questo caso non è raro imbatterci in queste X forgiate a cavalli marini, leoni distesi (pur sempre monopodi), vittorie alate ecc. Molto bello è lo sgabello in legno dipinto e dorato, con gambe a spade incrociate che si conserva nel Palazzo Reale di Napoli. Esso appartiene chiaramente al periodo imperiale bonapartista e fu realizzato, in Italia, dal mobiliere francese Georges Jacob. 

  Si dice che le vie del Signore siano infinite. Per parte sua 1'arte non è da meno. Non si potrebbe spiegare altrimenti la sopravvivenza dello stile Impero che, in quanto partogenesi (creazione che implica particolari facoltà intellettuali e artistiche) del Neoclassico, è la naturale prosecuzione dello stile originario. 

  Guai pertanto a coloro che volessero identificare la caduta dello stile imperiale con 1'abbattimento del bonapartismo. Si tratta di uno stile che indubbiamente piacque al suo tempo, quando simboleggiava palesemente 1'ufficialità. Ma proseguì il suo cammino, imperterrito, intersecandosi con gli stili propri della Restaurazione, del Carlo X e del Luigi Filippo. Solo nella seconda metà dell'800 venne in qualche modo ripudiato in Francia, dove 1'Amministrazione statale, dopo il 1870, eseguì una vendita a Fontainebleau (castello dei reali di Francia, nella regione parigina, alla sinistra della Senna) di gran parte del "mobilier national" (mobilia di Stato) costituito in prevalenza da mobili imperiali. Un aperto atteggiamento di intolleranza che non avrà 1'eguale in Europa e tanto meno in Italia. Con gli ornamenti militari, oppure senza (dopo il tracollo napoleonico), lo stile Impero ebbe ovunque, per diversi lustri (spazio temporale fra i cinque e i dieci anni), degli estimatori di primissimo piano. Ricorda al riguardo lo storico dell'arte Valentino Brosio che il critico e saggista Mario Praz, appassionato di questo stile, nella sua Filosofia dell'arredamento, del 1945, non nega che esso si possa offrire a facili caricature, ma gli riconosce un alone di enigmatico e di sinistro, che insieme ne rappresentano la parte più inquietante e affascinante. Marcel Proust (1871-1922), scrittore che tutti conoscono (I piaceri e i giorni, Jean Santeuil, fra le opere più conosciute; Alla ricerca del tempo perduto, sviluppato in sette parti, è il suo capolavoro), a proposito dell'Impero scrive: "... un riflusso della spedizione in Egitto, il ritorno dell'antichità ai nostri giorni... le sfingi ai piedi dei divani, i serpenti che si arrotolano, le lampade pompeiane, i piccoli letti a barca che hanno  1'aria di essere stati appena ritrovati sulle sponde del Nilo, dalle quali chiunque si attenderebbe di vedere emergere, all'improvviso, la figura di Mosè". Infine, con grande enfasi; "Le quadrighe antiche che galoppano lungo le fasce dei nostri tavoli, e in particolare dei nostri tavolini da notte. Basterebbeffro queste testimonianze per mettere a tacere, definitivamente, i detrattori dell'Impero. E giustamente il Brosio insiste e sottolinea che Lina Cavalieri (1874-1044), diventata cantante lirica, da canzonettista che era (famosi i moli in Manon, Erodiade, Fedora e Tosca, che il grande pubblico conosce grazie a un film dedicato alla sua vita, interpretato da Gina Lollobrigida), amava avere intorno a sé, nelle sue abitazioni romane, fiorentine e di Neuilly, mobili dell'Impero. 

  Il Romanticismo è in realtà il veicolo più idoneo all'affermazione culturale e politica della borghesia, che supera definitivamente la restaurazione di modelli di potere che la maggioranza dei cittadini ritiene ormai destinata al declino. Inoltre esso si colloca in antitesi con l'accademismo classicistico affermando il prevalere del sentimento e della fantasia individuali sul freddo schematismo della ragione. Basta insomma con l’assolutismo monarchico e via libera all'espansione nella vita civile dei ceti borghesi contro la vecchia e decadente (se non del tutto decaduta) aristocrazia.   

Il Risorgimento italiano è storicamente uno dei terreni più fertili per la radicalizzazione dello stile romantico, fra il 1848 e il 1849, con i presupposti politici dell'unità del Paese, della monarchia costituzionale (anziché la repubblica), del liberalismo moderato invece della democrazia radicale. 

  La sospirata libertà dalla dominazione straniera. Camillo Benso conte di Cavour fu l'artefice della accennata unità politica nazionale, via via scandita, come sapiamo da una serie di convegni; incontri, conflitti ecc. Bloccato Garibaldi nell'avanzata verso Roma, subito dopo la proclamazione dell'unità d'Italia sotto il regno sabaudo, Cavour morì nel 1861. 

È questo all'incirca l’affresco storico all'interno del quale si colloca il nostro bravo mobile italiano post-imperiale o, per meglio dire, del periodo della rivoluzione liberale i cui protagonisti, a livello socio-politico, furono Cavour, Vittorio Emanuele, Mazzini e Garibaldi. 

  I regnanti reintegrati fra il 1815 e il 1830 non avvertirono nessuna urgenza di modificare i caratteri stilistici dell'Impero che contraddistinguevano le loro dimore; tuttavia i mobili che venivano fabbricati andavano mano a mano perdendo quella pesantezza e quella solennità imperiale tanto cara alla corte del Bonaparte. Almeno in parte si ritorna al Neoclassico. Viene parzialmente abbandonato il mogano, al quale vengono preferiti legni più chiari, quali l’acero, il cedro, l’olmo e altre radiche. Scompaiono le applicazioni dorate, o si riducono comunque moltissimo, a tutto vantaggio degli intarsi in legno contrastante: l’amaranto, il palissandro; si fa anche uso dell'avorio e di metalli diversi per leggeri disegni a motivi preferibilmente vegetali. Si attenua molto l’intaglio, con forme discrete, e riappaiono le modanature (motivi ornamentali plastici, costituiti da uno o più elementi rettilinei - listelli, fasce, dentelli o curvilinei). Si riaffacciano le torniture morbide, talora scanalate per raggiungere effetti più raffinati. 

Si ha voglia di eclettismo nel II Impero. Cè di tutto: Rinascimento, Barocco, Rococò, lo stile moresco, quello egizio, quello greco, quello bizantino e addirittura l'assiro-babilonese. I mobili che vanno per la maggiore sono più opera dei tappezzieri che dei falegnami, poiché in legno c'è solo lo scheletro dominato, circondato, soffocato da pesanti imbottiture; c'è il mogano lucido e il mogano scolpito; si fanno cose in ebano e in noce; la pittura e la laccatura di qualsiasi tipo di legno sono di una greve pesantezza, e non meno pesanti, quasi a sfidare il ridicolo, sono le incrostazioni in madreperla e gli intarsi. Si aggiunga l'imitazione dei mobili Boulle, intarsiati di tartaruga, di essenze pregiate, di metalli di pregio, in modo paradossale e iniquo (André Charles Boulle - Parigi 1642-1732 - lavorò esclusivamente per Luigi XIV e nel suo laboratorio al Louvre realizzò una serie di mobili impreziositi da intarsi in bronzo, ottone e rame su tartaruga, che vennero imitati in tutta Europa e parzialmente ripresi anche nello stile Luigi Filippo). Gli artigiani e le industrie transalpino e del legno rinunciano a qualsiasi tipo di competizione inventiva e qualitativa. Si battono, invece, strenuamente sul piano dell'audacia, delle invenzioni apparentemente più eclatanti che superano addirittura il confine del buon gusto, questa sindrome non riguardava esclusivamente i fabbricanti di mobilia ma i committenti stessi. L’Imperatrice Eugenia riempì le Tuileries di Parigi (residenza reale che subì diverse trasformazioni fino a Luigi XVI, che la fece collegare direttamente con le Gallerie del Louvre), di falsi mobili Luigi XVI, facendo trasformare dei bellissimi esemplari in stile Impero autentico (quello bonapartista, per intenderci), in ibridi di fatto irriconoscibili. Tutto è pertanto ammesso  : il finto bambù, nero e dorato, le gambe di sedie lavorate modo da apparire come corde irrigidite ricoperti di pittura dorata, i finti mobili moreschi, che trasudano incrostazioni in madreperla. 

Nella storia del mobile italiano il Rinascimento e il tardo Rinascimento si suddividono generalmente in, tre periodi, compreso il periodo di transizione al Barocco: il primo Rinascimento (1450-1490), pieno Rinascimento (1490-1550), tardo Rinascimento (1550-1600). Si va cioè dalla metà del XV ad una certa parte del XVII secolo. Le modificazioni quattrocentesche, rispetto al mobile gotico, molto diffuso nell'Italia settentrionale e nelle sue valli, furono moltissime: il perfezionamento delle tecniche di fabbricazione, l'accostamento all'intaglio della tarsia (arte e tecnica consistente nel mettere insieme frammenti di marmo o di legno, tagliati a forme geometriche, disponendoli in modo da comporre figurazioni e ornati sulla base di disegni prestabiliti, da non confondere con l’intarsio), la doratura e la decorazione a pastiglia (stucco dorato o colorato usato per decorare artisticamente mobili, porte e cornici) sulla parte frontale dei cassettoni. La mobilia era sempre la stessa del periodo precedente (gotica), quindi cassoni, armadi, letti e tavoli, accanto alla quale fu introdotta la credenza, sulla cui parte superiore si potevano appoggiare oggetti, piatti e vassoi. Nel '500 le cose non cambiarono di molto, salvo una marcata accentuazione della struttura architettonica dei mobili. La tecnica dell'intaglio è diffusissima: si costituivano tavoli monumentali e sedie a "X", recupero del modello delle selle dei cavalieri romani. Siamo al '600 e i mobili assumono forme a volute (motivo ornamentale a spirale), superfici convesse, curve e sporgenti, ondulate con i motivi del cartoccio (elemento architettonico a forma di rotolo di carta) e della conchiglia. 

  All'inizio del Settecento il design d'interni inglese fu dominato dal gusto barocco, cui seguì lo stile giorgiano, sviluppatosi contemporaneamente allo stile Luigi XVI e, come quest'ultimo, caratterizzato dal ritorno all'epoca classica. Nell'ambito della decorazione d'interni si imposero le figure di Robert Adam e del fratello James, due architetti scozzesi che si rifecero ai principi dell'architettura greca e romana influenzando anche i principali fabbricanti di mobili dell'epoca, tra cui Thomas Chippendale. 

  Nelle prime case americane i valori di estetica e comfort svolgevano solo un ruolo secondario. Gli interni realizzati agli inizi del Seicento nel New England presentano per esempio soffitti bassi, ampi caminetti, finestre strette e mobili ridotti al minimo. Una maggiore attenzione ai dettagli si ebbe solo sul finire del secolo, quando le pareti si coprirono di pannelli lignei e apparvero i primi soffitti travati. Con l'importazione di libri inglesi sull'architettura e sull'arredamento, nelle colonie americane si assistette allo sviluppo dello stile coloniale, una variante del gusto giorgiano. Gli interni americani del Settecento si arricchirono di particolari in legno dipinto, pilastri, cornicioni, mensole intagliate e pavimenti in legno. Grande diffusione conobbero anche le carte da parati, che vennero impiegate insieme a tendaggi di damasco e raso per abbellire gli ambienti. 

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