La storia del parquet

Il design d'interni in Oriente  

L'influenza dell'arte islamica fu profonda e determinante per il design orientale. Pur traendo spunto da molte culture, lo stile islamico conserva le sue peculiarità, riconoscibili nelle costruzioni di molti paesi. Poiché il Corano vieta la riproduzione di figure umane e animali, si affermarono decorazioni musive con elaborati motivi geometrici e calligrafici. Oltre ai disegni ispirati a giardini reali o immaginari, che vennero adottati per pareti, tessuti, tappeti e ceramiche, vanno menzionati gli arabeschi, i reticolati e le raffigurazioni floreali e vegetali. I materiali preferiti per i mobili e le tappezzerie erano la seta e il velluto. L'influsso dello stile islamico è ravvisabile in alcuni edifici della Spagna meridionale e in particolare nel palazzo dell'Alhambra a Granada. Le stanze, che si snodano attorno a cortili, sono abbellite da una sapiente combinazione di piastrelle, stucchi e pannelli filigranati, cui in origine si aggiungevano tappeti e tappezzerie di grande splendore. 

  Lo stile islamico si diffuse in India raggiungendo i risultati più notevoli tra la metà del XVI e la metà del XVII secolo. Il marmo fu tra i materiali più apprezzati per le costruzioni monumentali quali il Taj Mahal e non tramontò nemmeno il gusto per giardini e fontane. Le tecniche locali si combinarono con i metodi importati dando luogo a mosaici eseguiti con lapislazzuli, specchi e vetri colorati. 

  In India, soltanto attorno al I secolo d.C. entrarono in voga intagli e affreschi; i motivi più popolari furono il loto, la ninfea e lo stramonio, simboli della vita, della creazione e della morte, e ricorrenti anche su tappeti, tessuti e ceramiche. Questi soggetti tradizionali caratterizzano tuttora gli arredi indiani e testimoniano l'abilità degli artigiani nella lavorazione del legno e dei metalli.  La semplicità e la misura sono i cardini attorno a cui ruota il design d'interni in Cina. Lo spazio era suddiviso da graticci coperti con carta traslucida, accessori in uso sin dall'antichità e molto pratici perché danno un'impressione di leggerezza, proteggono l'intimità degli abitanti e possono essere spostati a piacere. A seconda del ceto sociale del padrone di casa i pavimenti erano in terra battuta, pietra o marmo e le travi a vista venivano riccamente intagliate con dragoni o tigri. A partire dal III-II secolo a.C. si diffusero i mobili in legno scuro, mentre cassettoni e stipi divennero le tipologie preferite per riporre gli oggetti domestici. Dopo il X secolo il design si fece più elaborato con abbondante uso di intagli in avorio, madreperla, giada, argento e oro. La seta multicolore fu usata sia nell'arredamento sia per la produzione di carte da parati, tappezzerie e ricami.   

Il design giapponese è ancor maggiormente orientato a canoni di sobrietà, rivelando spesso l'influenza cinese, evidente soprattutto nelle tinte vivaci delle superfici interne ed esterne del VI e del IX secolo. Da allora prevalgono le tonalità naturali, segno della volontà nipponica di non abbandonare l'antico rigore. Gli ambienti sono separati per mezzo di paraventi coperti di carta e talvolta decorati con paesaggi e scene pastorali. L'area principale dell'abitazione è occupata da alcove, mensole e pochi oggetti, mentre i pavimenti sono coperti da stuoie di paglia di riso dette tatami. Il mobilio è ridotto al minimo ed è composto perlopiù da cuscini e paraventi scorrevoli. Come le popolazioni islamiche, i giapponesi hanno sempre avuto la passione dei giardini e dell'acqua; per questo dedicano grande attenzione anche alla cura dell'esterno. 


Il Medioevo: gli interni romanici e gotici  

 In epoca medievale la gente comune viveva in tuguri e capanne che offrivano a malapena un riparo; i nobili con seguito e servi abitavano nei castelli, il cui ambiente principale era un ampio salone adibito a cucina, sala da pranzo e camera da letto. Fino all'avvento delle camere da letto separate i servitori dormivano infatti nel salone, dove uno spazio nascosto da tende era riservato alle donne. Questa stanza poteva raggiungere i 18 metri di lunghezza e i 6 metri di larghezza ed era coperta da un tetto sostenuto da travi di legno, che nel tardo Medioevo venivano intagliate o dipinte. Il pavimento, di pietra, terra, mattoni o piastrelle era di solito coperto da giunchi, paglia e foglie; solo in seguito alle crociate entrarono in voga tappeti e stuoie importati dal Medio Oriente. I normanni furono tra i primi ad appendere tappezzerie alle pareti e la necessità di proteggersi dal freddo e dal caldo diffuse la consuetudine di intonacare i muri di pietra. Parallelamente a tale tecnica divenne popolare anche la decorazione ad affresco delle pareti. I mobili considerati più utili erano tavoli, panche, sgabelli e spaziosi cassettoni. Questi ultimi, in ferro battuto o legno rinforzato da ferro battuto, contenevano gli averi del signore e dei servitori e potevano essere trasportati senza difficoltà in caso di incendi o attacchi nemici. 

  Dopo l'invenzione trecentesca dei cannoni e della polvere da sparo, il castello divenne sempre meno inespugnabile. Questo fattore, unito alle condizioni di relativa stabilità che si vennero a creare in Europa e allo sviluppo della classe media, determinò una forte richiesta di residenze più confortevoli dei castelli e più adatte alle esigenze della tranquilla vita quotidiana. Nacquero così lo château e il maniero gotico. Nel Duecento fecero la loro comparsa in Italia, Inghilterra e Francia case di città e di campagna dotate di salone, cucina, camere da letto e dispensa. Le decorazioni rimasero scarse fino al 1400, quando nell'Europa settentrionale si diffuse l'uso di tappezzerie per coprire le pareti, suddividere gli ambienti più spaziosi, nascondere porte. Nello stesso periodo le tradizionali imposte di legno, che fino ad allora avevano riparato le finestre, cedettero il passo alle tende.  Gli interni rinascimentali  

      Le case rinascimentali italiane erano caratterizzate da ampie stanze e alti soffitti ornati da pitture e modanature in gesso, di solito ispirate ai modelli greco-romani. L'intenzione dei decoratori e degli arredatori era quella di creare un'impressione di fasto e magnificenza. In Francia e in Italia, paesi in cui operarono artisti del calibro di Raffaello e Benvenuto Cellini, il pregio degli ambienti dipendeva dalle decorazioni di pareti e soffitti. Il numero dei mobili era limitato a pezzi quali credenze, cassettoni e armadi che dovevano adattarsi all'architettura simmetrica della stanza. 

  Nell'Inghilterra del primo Rinascimento prevalse lo stile Tudor, con case per metà in legno e per metà in pietra e mattoni. Ampia diffusione conobbero i pannelli lignei, le finestre a colonnine, i camini, i caminetti e le mensole. Gli ambienti erano semplici e sobri, occupati solo in parte da mobili e accessori. I soffitti e le pareti erano abbelliti da modanature in gesso o coperti da tappezzerie, mentre le finestre, le porte e i letti a baldacchino videro l'uso di pesanti drappi in velluto, damasco e broccato. 


Barocco

Tra il XVII e il XIX secolo la Francia impose il proprio gusto a tutta l'Europa. Nel Seicento si assistette allo sviluppo di due stili che presero il nome dai re Luigi XIII e Luigi XIV. Il primo prevalse fino alla metà del secolo e rappresentò l'evoluzione dello stile rinascimentale francese, ancora ricco di elementi gotici quali i mobili angolari e quadrati. Nella seconda parte del Seicento e durante i primi vent'anni del secolo successivo si affermò lo stile Luigi XIV, caratterizzato da solidità, austerità e dall'abbondanza di decorazioni in bronzo dorato. Pur possedendo il tratto classico della simmetria, il nuovo design era improntato alle caratteristiche tipicamente barocche dello sfarzo e dell'ostentazione. La reggia di Versailles fu il principale esempio di questo stile, con le decorazioni eseguite da Jules Hardouin-Mansart e Charles Le Brun, direttore della manifattura Gobelins, da cui provenivano tutti i mobili reali. In questo periodo gli arazzi Gobelins riscossero grande successo in Francia e in altri paesi europei. 

  Una particolare attenzione fu riservata alla decorazione delle pareti. Al posto dei pannelli lignei entrarono nell'uso eleganti intagli, detti boiserie, spesso dorati o ispirati ai disegni orientali. Dal XVIII secolo in avanti le pareti furono talvolta incorniciate da listelli di legno. 

  All'inizio del Seicento l'Inghilterra vide la diffusione del cosiddetto stile giacobiano, che abbracciava molti elementi classici. Durante il protettorato di Oliver Cromwell, periodo in cui fiorirono le idee puritane, il design d'interni e la decorazione degli ambienti si orientarono verso una sempre maggiore semplicità. La restaurazione del 1660 diede tuttavia nuova vita all'ostentazione e allo sfarzo, che vennero però nuovamente abbandonati dopo l'incoronazione di Guglielmo III d'Orange-Nassau e Maria II Stuart (1689), quando l'influsso olandese riportò il gusto per la semplicità. Le stanze inglesi di fine secolo furono progettate per garantire intimità e comfort. Se il legno divenne il materiale preferito per pareti e pavimenti, questi ultimi erano spesso coperti da tappeti orientali e la carta da parati cominciò ad assomigliare sempre più alla tappezzeria tessuta.

Il materiale degli arredi è un altro elemento che determina l'impressione generale trasmessa dalla stanza. L'ardesia, i mattoni, il vetro, il gesso, il legno lucidato, il linoleum, le piastrelle, il chintz, il damasco, il lino, la seta e la lana presentano infatti caratteristiche diverse e diverso è l'effetto che possono creare. 
  Il design d'interni in genere si conforma a determinate regole: le dimensioni di ciascun mobile devono commisurarsi alle dimensioni dell'ambiente e degli altri mobili e dell'ambiente. Occorre collocare lampade e lampadari nei luoghi riservati alla lettura e aumentarne o diminuirne il numero a seconda che venga richiesta un'illuminazione diffusa o particolarmente intensa in determinati punti. Le decorazioni delle pareti devono trovarsi nel campo visivo del visitatore, e non possono essere del tutto isolate rispetto agli altri oggetti. Un'ulteriore regola riguarda la disposizione di mobili e complementi, che deve evitare che l'ambiente sembri più pieno da una parte e meno dall'altra, pur rispondendo a criteri di funzionalità e praticità.


Gli interni rococò  

 In Francia lo stile barocco in voga durante il regno di Luigi XIV cedette il passo, sotto Luigi XV allo stile rococò, caratterizzato da curve e riccioli allo stesso tempo elaborati e delicati, con pareti spesso rivestite da pannelli lignei dipinti con colori pastello e abbelliti da stilizzati motivi naturalistici o da disegni di sapore orientale. La particolarità più interessante delle stanze rococò era la presenza di un ripiano in marmo intagliato dalla forma arrotondata, detto console, sovrastato da una specchiera detta trumeau. Anche i tessuti e le tappezzerie si distinguevano per la loro raffinatezza e per i motivi ornamentali, che perlopiù raffiguravano arabeschi, nastri e fiori. I lampadari, gli accessori per il caminetto e gli utensili erano frutto di un'abile lavorazione dei metalli, che spesso ricorreva alla cesellatura e alla doratura. I pavimenti erano di solito in legno decorato a intarsio o in parquet e venivano coperti da tappeti intessuti nelle manifatture di Aubusson e della Savonnerie. Tipica del rococò fu inoltre la ricerca di soluzioni confortevoli con la creazione di mobili quali la chaise-longue (una poltrona con spalliera molto inclinata), la bergère (una sedia imbottita) e piccoli scrittoi detti éscritoires. 

  Sul finire del Settecento si assistette al tramonto dello stile Luigi XV e all'affermarsi dello stile Luigi XVI, che predilesse la semplicità e fu strettamente legato al neoclassicismo. I mobili e gli ornamenti si arricchirono di linee diritte e angoli retti; le stanze si rimpicciolirono e si articolarono in modo più razionale: la camera da letto, il salottino, la sala da pranzo e la biblioteca diventarono infatti elementi autonomi l'uno dall'altro. Mentre si riduceva il numero di decorazioni a intarsio sui pannelli di legno, le pareti si coprivano di dipinti che alle scene naturalistiche preferivano i temi classici. Porte, finestre e ripiani in marmo si adeguarono alle nuove forme rettangolari e in molti casi i soffitti erano privi di decorazioni, salvo quando si mirava a raggiungere particolari risultati estetici ricorrendo alla pittura per dare l'illusione del cielo e delle nuvole. 


Lo stile Adam e i primi esempi di design d'interni in America

 All'inizio del Settecento il design d'interni inglese fu dominato dal gusto barocco, cui seguì lo stile giorgiano, sviluppatosi contemporaneamente allo stile Luigi XVI e, come quest'ultimo, caratterizzato dal ritorno all'epoca classica. Nell'ambito della decorazione d'interni si imposero le figure di Robert Adam e del fratello James, due architetti scozzesi che si rifecero ai principi dell'architettura greca e romana influenzando anche i principali fabbricanti di mobili dell'epoca, tra cui Thomas Chippendale. 

  Nelle prime case americane i valori di estetica e comfort svolgevano solo un ruolo secondario. Gli interni realizzati agli inizi del Seicento nel New England presentano per esempio soffitti bassi, ampi caminetti, finestre strette e mobili ridotti al minimo. Una maggiore attenzione ai dettagli si ebbe solo sul finire del secolo, quando le pareti si coprirono di pannelli lignei e apparvero i primi soffitti travati. Con l'importazione di libri inglesi sull'architettura e sull'arredamento, nelle colonie americane si assistette allo sviluppo dello stile coloniale, una variante del gusto giorgiano. Gli interni americani del Settecento si arricchirono di particolari in legno dipinto, pilastri, cornicioni, mensole intagliate e pavimenti in legno. Grande diffusione conobbero anche le carte da parati, che vennero impiegate insieme a tendaggi di damasco e raso per abbellire gli ambienti. 

Lo stile impero e lo stile vittoriano     Nei primi anni dell'Ottocento il design d'interni europeo e statunitense fu improntato allo stile impero sviluppatosi in Francia durante l'epoca napoleonica e ispirato ai canoni classici ed egizi. I tratti principali della nuova corrente furono le linee allungate e ricurve e l'impiego di elementi in avorio, ottone e bronzo dorato. Sui medesimi principi si fondò anche la variante americana, che prese il nome di stile federale e il cui maggior esponente fu Duncan Phyfe. 

  Nella seconda metà del secolo in Inghilterra e in America entrò invece in voga lo stile vittoriano, che prediligeva le stanze piene di mobili, ninnoli e superfici coperte da tessuti frangiati. In entrambi i paesi la produzione su larga scala diede inoltre il via alla diffusione di imitazioni nei diversi stili artistici, fenomeno che determinò una sorta di smodato eclettismo, durato fino all'inizio del Novecento. Con il XX secolo l'obiettivo principale del design d'interni fu quello della praticità e tale tendenza, sostenuta anche dal movimento Arts and Crafts fondato da William Morris, portò a privilegiare la semplicità e la lavorazione artigianale ai pesanti ornamenti del passato. Da tali idee prese spunto anche l'architetto scozzese Charles Rennie Mackintosh, che nei primi anni del Novecento seppe unire la solidità degli interni Arts and Crafts all'eleganza dell'Art Nouveau. Quest'ultima corrente, fiorita tra il XIX e il XX secolo, amava le linee curve (dette "a colpo di frusta"), le superfici ondulate e i tratti esotici, tutte caratteristiche ravvisabili negli edifici progettati da Victor Horta a Bruxelles e da Hector Guimard a Parigi.  


Impero

Orbene, quanto ai caratteri stilistici si può annotare che, per esaltarne 1'importanza e il prestigio (buona parte dei mobili era destinata a dimore principesche), spesso il mobile impero risulta dorato e laccato (o dipinto) in bianco. Più in generale, per la sua realizzazione, veniva usato il mogano tirato a lucido (un legno duro e compatto, tratto da varie piante tropicali); all occorrenza, in Italia, il palissandro (legno pregiato, anch'esso duro e compatto, di colore molto scuro; ricavato da alberi che crescevano in grande quantità nell'America meridionale e nell'India orientale), e il noce (molto diffuso da noi, pesante, duro, compatto, con belle venature). Prevalentemente, lo scheletro della mobilia era costruito con legni meno pregiati e il mogano, il palissandro o il noce, venivano adoperati per le impiallacciature, cioè come rivestimento esteriore a foglio sottile di uno spessore inferiore ai quattro millimetri. Le decorazioni potevano essere indifferentemente in legno scolpito e dorato o in bronzo dorato a fuoco, piuttosto pesanti, e raffiguravano sfingi, palmette e cariatidi (sostegni a figure di donne erette o ricurve con acconciatura egizia), chimere (animali mostruosi della mitologia), scene etrusche, elmi greci e gladi (spade) romani, vittorie alate, tridenti, foglie d'alloro e d'acanto, serpenti orientali, cigni e tartarughe. Infine, non di rado, la lettera N e il numero uno romano (I) all'interno di corone di lauro. 

Frequentemente la console è sormontata da una specchiera rettangolare, variamente decorata con applicazioni dorate lungo le fasce laterali. La specchiera è domiata, nella parte alta, da un ornamento di una certa importanza, per esempio un bassorilievo (opera figurativamente plastica in cui le figure sono realizzate con rilievo molto leggero rispetto al piano di fondo) realizzato sempre all'interno della cornice. Non è raro trovare, in questo periodo, sui montanti verticali delle specchiere, un paio di appliques (candelabri di ridotta misura) in bronzo. 

  La tendenza al monumentale domina anche il divano, talvolta elegantissimo perché considerato letto da riposo sul modello del triclinio dell'antica Roma (praticamente un letto che i Romani disponevano, nel numero di tre pezzi, separati ma molto vicini tra loro, intorno alla tavola imbandita per cene di alto lignaggio e sui quali i convitati pranzavano distesi). A parte questa civetteria che molti ricorderanno per via della scultura, ben nota, di Paolina Borghese, adagiata appunto su un divano di questo tipo, 1'Impero impose, come struttura ideale, costruzioni molto tradizionali, con dorsale rettangolare, dominato sulla parte alta da un frontone a forma di triangolo o di semicerchio appoggiato su una fascia dritta con sostegni laterali molto scolpiti. I braccioli sono elaborati, a volute, lievemente incurvate, che precedono gli appoggi a forma di testa di animale. La traversa inferiore richiama i motivi ornamentali del frontone, o. presenta intrecci di foglie d'alloro e d'acanto. Altra caratteristica di alcuni divani dell'epoca è la forma del frontale curvilineo, si guardi il caso, a barca. Le imbottiture sono in tessuti pregiati, decorati in modo da evidenziare la struttura del mobile, che è prevalentemente in mogano o in legno scuro.

Lo scrittoio Impero presenta due soluzioni. Quella a tavolo e quella a stipo, con piano di scrittura, ricavato da un'anta a calatoia (v la descrizione delle librerie).
    Lo scrittoio-tavolo è compatto, con il piano appoggiato su due corpi a cassettiera che terminano direttamente a terra su traverse e zoccoli uniformi. Diversa la situazione per gli stipi che hanno il piano ribaltabile e cassetti che non arrivano fino a terra. In francese si chiamano secrétaire. Hanno supporti o gambe d'angolo diverse: colonne, cariatidi, leoni ecc. innestati preferibilmente su uno zoccolo. 
  Il tavolo (mobile da centro) di questo periodo è in prevalenza rotondo. Le varianti sono rettangolari o poligonali e il piano può essere in legno, non sempre intarsiato, oppure in marmo o in commisso (composizione in marmo e materiali diversi).   


1989

 Rispetto agli stili precedenti le sedie subiscono una specie di rivoluzione. Gambe anteriori diritte e quelle posteriori a sciabola, incurvate all'indietro, rappresentano le caratteristiche più evidenti della sedia Impero, una più marcata composizione che si era già notata in alcuni esemplari del primo Neoclassico. Lo schienale ha forma prevalentemente rettangolare o quadrata ed è imbottito allo stesso modo del sedile. La traversa superiore si incurva leggermente, in taluni modelli, su se stessa. Molto in uso la sedia a barca, o, per definirla meglio, a gondola, con montanti laterali che si innestano quasi direttamente sulle gambe anteriori, in questo caso anch'esse lievemente a sciabola. Lo schienale di questo modello è privo di imbottitura e ha un semplice sostegno centrale in legno. Imbottitura invece sul sedile; fascia superiore con intarsi a contrasto o con leggere applicazioni 3n bronzo o legno dorato. 

Più complessa, e in apparenza più sofisticata, la poltrona dell'epoca. Se nel '700 i prototipi avevano i braccioli arretrati a due terzi della profondità del sedile, durante l'Impero i braccioli si innestano sul prolungamento delle gambe anteriori che sovrastano il sedile, con soluzioni a cariatide, colonna o pilastrino, teste di leone monopodo (privo di zampe). . gambe anteriori sono appoggiate a piedi prevalentemente ad artiglio; quelle posteriori, come per le sedie, sono a sciabola. Lo schienale, spesso imbottito, è incurvato, di solito, all'indietro. 

  Infine lo sgabello, molto diffuso, si rifà a modelli greci e romani. I1 mobile è quasi sempre imbottito, mentre la struttura lignea è a forma di una X verticale sulla parte anteriore e su quella posteriore, riunite da un perno. In questo caso non è raro imbatterci in queste X forgiate a cavalli marini, leoni distesi (pur sempre monopodi), vittorie alate ecc. Molto bello è lo sgabello in legno dipinto e dorato, con gambe a spade incrociate che si conserva nel Palazzo Reale di Napoli. Esso appartiene chiaramente al periodo imperiale bonapartista e fu realizzato, in Italia, dal mobiliere francese Georges Jacob. 

  Si dice che le vie del Signore siano infinite. Per parte sua 1'arte non è da meno. Non si potrebbe spiegare altrimenti la sopravvivenza dello stile Impero che, in quanto partogenesi (creazione che implica particolari facoltà intellettuali e artistiche) del Neoclassico, è la naturale prosecuzione dello stile originario. 

  Guai pertanto a coloro che volessero identificare la caduta dello stile imperiale con 1'abbattimento del bonapartismo. Si tratta di uno stile che indubbiamente piacque al suo tempo, quando simboleggiava palesemente 1'ufficialità. Ma proseguì il suo cammino, imperterrito, intersecandosi con gli stili propri della Restaurazione, del Carlo X e del Luigi Filippo. Solo nella seconda metà dell'800 venne in qualche modo ripudiato in Francia, dove 1'Amministrazione statale, dopo il 1870, eseguì una vendita a Fontainebleau (castello dei reali di Francia, nella regione parigina, alla sinistra della Senna) di gran parte del "mobilier national" (mobilia di Stato) costituito in prevalenza da mobili imperiali. Un aperto atteggiamento di intolleranza che non avrà 1'eguale in Europa e tanto meno in Italia. Con gli ornamenti militari, oppure senza (dopo il tracollo napoleonico), lo stile Impero ebbe ovunque, per diversi lustri (spazio temporale fra i cinque e i dieci anni), degli estimatori di primissimo piano. Ricorda al riguardo lo storico dell'arte Valentino Brosio che il critico e saggista Mario Praz, appassionato di questo stile, nella sua Filosofia dell'arredamento, del 1945, non nega che esso si possa offrire a facili caricature, ma gli riconosce un alone di enigmatico e di sinistro, che insieme ne rappresentano la parte più inquietante e affascinante. Marcel Proust (1871-1922), scrittore che tutti conoscono (I piaceri e i giorni, Jean Santeuil, fra le opere più conosciute; Alla ricerca del tempo perduto, sviluppato in sette parti, è il suo capolavoro), a proposito dell'Impero scrive: "... un riflusso della spedizione in Egitto, il ritorno dell'antichità ai nostri giorni... le sfingi ai piedi dei divani, i serpenti che si arrotolano, le lampade pompeiane, i piccoli letti a barca che hanno  1'aria di essere stati appena ritrovati sulle sponde del Nilo, dalle quali chiunque si attenderebbe di vedere emergere, all'improvviso, la figura di Mosè". Infine, con grande enfasi; "Le quadrighe antiche che galoppano lungo le fasce dei nostri tavoli, e in particolare dei nostri tavolini da notte. Basterebbeffro queste testimonianze per mettere a tacere, definitivamente, i detrattori dell'Impero. E giustamente il Brosio insiste e sottolinea che Lina Cavalieri (1874-1044), diventata cantante lirica, da canzonettista che era (famosi i moli in Manon, Erodiade, Fedora e Tosca, che il grande pubblico conosce grazie a un film dedicato alla sua vita, interpretato da Gina Lollobrigida), amava avere intorno a sé, nelle sue abitazioni romane, fiorentine e di Neuilly, mobili dell'Impero. 

  Il Romanticismo è in realtà il veicolo più idoneo all'affermazione culturale e politica della borghesia, che supera definitivamente la restaurazione di modelli di potere che la maggioranza dei cittadini ritiene ormai destinata al declino. Inoltre esso si colloca in antitesi con l'accademismo classicistico affermando il prevalere del sentimento e della fantasia individuali sul freddo schematismo della ragione. Basta insomma con l’assolutismo monarchico e via libera all'espansione nella vita civile dei ceti borghesi contro la vecchia e decadente (se non del tutto decaduta) aristocrazia.   

Il Risorgimento italiano è storicamente uno dei terreni più fertili per la radicalizzazione dello stile romantico, fra il 1848 e il 1849, con i presupposti politici dell'unità del Paese, della monarchia costituzionale (anziché la repubblica), del liberalismo moderato invece della democrazia radicale. 

  La sospirata libertà dalla dominazione straniera. Camillo Benso conte di Cavour fu l'artefice della accennata unità politica nazionale, via via scandita, come sapiamo da una serie di convegni; incontri, conflitti ecc. Bloccato Garibaldi nell'avanzata verso Roma, subito dopo la proclamazione dell'unità d'Italia sotto il regno sabaudo, Cavour morì nel 1861. 

È questo all'incirca l’affresco storico all'interno del quale si colloca il nostro bravo mobile italiano post-imperiale o, per meglio dire, del periodo della rivoluzione liberale i cui protagonisti, a livello socio-politico, furono Cavour, Vittorio Emanuele, Mazzini e Garibaldi. 

  I regnanti reintegrati fra il 1815 e il 1830 non avvertirono nessuna urgenza di modificare i caratteri stilistici dell'Impero che contraddistinguevano le loro dimore; tuttavia i mobili che venivano fabbricati andavano mano a mano perdendo quella pesantezza e quella solennità imperiale tanto cara alla corte del Bonaparte. Almeno in parte si ritorna al Neoclassico. Viene parzialmente abbandonato il mogano, al quale vengono preferiti legni più chiari, quali l’acero, il cedro, l’olmo e altre radiche. Scompaiono le applicazioni dorate, o si riducono comunque moltissimo, a tutto vantaggio degli intarsi in legno contrastante: l’amaranto, il palissandro; si fa anche uso dell'avorio e di metalli diversi per leggeri disegni a motivi preferibilmente vegetali. Si attenua molto l’intaglio, con forme discrete, e riappaiono le modanature (motivi ornamentali plastici, costituiti da uno o più elementi rettilinei - listelli, fasce, dentelli o curvilinei). Si riaffacciano le torniture morbide, talora scanalate per raggiungere effetti più raffinati. 

Si ha voglia di eclettismo nel II Impero. Cè di tutto: Rinascimento, Barocco, Rococò, lo stile moresco, quello egizio, quello greco, quello bizantino e addirittura l'assiro-babilonese. I mobili che vanno per la maggiore sono più opera dei tappezzieri che dei falegnami, poiché in legno c'è solo lo scheletro dominato, circondato, soffocato da pesanti imbottiture; c'è il mogano lucido e il mogano scolpito; si fanno cose in ebano e in noce; la pittura e la laccatura di qualsiasi tipo di legno sono di una greve pesantezza, e non meno pesanti, quasi a sfidare il ridicolo, sono le incrostazioni in madreperla e gli intarsi. Si aggiunga l'imitazione dei mobili Boulle, intarsiati di tartaruga, di essenze pregiate, di metalli di pregio, in modo paradossale e iniquo (André Charles Boulle - Parigi 1642-1732 - lavorò esclusivamente per Luigi XIV e nel suo laboratorio al Louvre realizzò una serie di mobili impreziositi da intarsi in bronzo, ottone e rame su tartaruga, che vennero imitati in tutta Europa e parzialmente ripresi anche nello stile Luigi Filippo). Gli artigiani e le industrie transalpino e del legno rinunciano a qualsiasi tipo di competizione inventiva e qualitativa. Si battono, invece, strenuamente sul piano dell'audacia, delle invenzioni apparentemente più eclatanti che superano addirittura il confine del buon gusto, questa sindrome non riguardava esclusivamente i fabbricanti di mobilia ma i committenti stessi. L’Imperatrice Eugenia riempì le Tuileries di Parigi (residenza reale che subì diverse trasformazioni fino a Luigi XVI, che la fece collegare direttamente con le Gallerie del Louvre), di falsi mobili Luigi XVI, facendo trasformare dei bellissimi esemplari in stile Impero autentico (quello bonapartista, per intenderci), in ibridi di fatto irriconoscibili. Tutto è pertanto ammesso  : il finto bambù, nero e dorato, le gambe di sedie lavorate modo da apparire come corde irrigidite ricoperti di pittura dorata, i finti mobili moreschi, che trasudano incrostazioni in madreperla. 

Nella storia del mobile italiano il Rinascimento e il tardo Rinascimento si suddividono generalmente in, tre periodi, compreso il periodo di transizione al Barocco: il primo Rinascimento (1450-1490), pieno Rinascimento (1490-1550), tardo Rinascimento (1550-1600). Si va cioè dalla metà del XV ad una certa parte del XVII secolo. Le modificazioni quattrocentesche, rispetto al mobile gotico, molto diffuso nell'Italia settentrionale e nelle sue valli, furono moltissime: il perfezionamento delle tecniche di fabbricazione, l'accostamento all'intaglio della tarsia (arte e tecnica consistente nel mettere insieme frammenti di marmo o di legno, tagliati a forme geometriche, disponendoli in modo da comporre figurazioni e ornati sulla base di disegni prestabiliti, da non confondere con l’intarsio), la doratura e la decorazione a pastiglia (stucco dorato o colorato usato per decorare artisticamente mobili, porte e cornici) sulla parte frontale dei cassettoni. La mobilia era sempre la stessa del periodo precedente (gotica), quindi cassoni, armadi, letti e tavoli, accanto alla quale fu introdotta la credenza, sulla cui parte superiore si potevano appoggiare oggetti, piatti e vassoi. Nel '500 le cose non cambiarono di molto, salvo una marcata accentuazione della struttura architettonica dei mobili. La tecnica dell'intaglio è diffusissima: si costituivano tavoli monumentali e sedie a "X", recupero del modello delle selle dei cavalieri romani. Siamo al '600 e i mobili assumono forme a volute (motivo ornamentale a spirale), superfici convesse, curve e sporgenti, ondulate con i motivi del cartoccio (elemento architettonico a forma di rotolo di carta) e della conchiglia. 

  All'inizio del Settecento il design d'interni inglese fu dominato dal gusto barocco, cui seguì lo stile giorgiano, sviluppatosi contemporaneamente allo stile Luigi XVI e, come quest'ultimo, caratterizzato dal ritorno all'epoca classica. Nell'ambito della decorazione d'interni si imposero le figure di Robert Adam e del fratello James, due architetti scozzesi che si rifecero ai principi dell'architettura greca e romana influenzando anche i principali fabbricanti di mobili dell'epoca, tra cui Thomas Chippendale. 

  Nelle prime case americane i valori di estetica e comfort svolgevano solo un ruolo secondario. Gli interni realizzati agli inizi del Seicento nel New England presentano per esempio soffitti bassi, ampi caminetti, finestre strette e mobili ridotti al minimo. Una maggiore attenzione ai dettagli si ebbe solo sul finire del secolo, quando le pareti si coprirono di pannelli lignei e apparvero i primi soffitti travati. Con l'importazione di libri inglesi sull'architettura e sull'arredamento, nelle colonie americane si assistette allo sviluppo dello stile coloniale, una variante del gusto giorgiano. Gli interni americani del Settecento si arricchirono di particolari in legno dipinto, pilastri, cornicioni, mensole intagliate e pavimenti in legno. Grande diffusione conobbero anche le carte da parati, che vennero impiegate insieme a tendaggi di damasco e raso per abbellire gli ambienti. 


Il design d'interni nel Novecento

 Dopo la prima guerra mondiale il contrasto tra i tradizionalisti, che arredavano gli ambienti con mobili antichi o loro riproduzioni, e i modernisti, che invece sostenevano la nascita di stili più idonei alla nuova realtà, si inasprì ulteriormente. Gli stessi modernisti erano suddivisi in numerose scuole, una delle quali, legata all'Art Déco, modificò gli stili storici tradizionali adattandoli alle esigenze della vita contemporanea. Gli interni progettati da designer di tale tendenza presentano un'abbondanza di colori pastello e di tendaggi o tappezzerie. Il gruppo olandese De Stijl ricorse a tonalità forti e si rifece alle idee cubiste rivalutando le forme rettangolari. 

  Una terza cerchia di modernisti, guidata dalla scuola tedesca del Bauhaus, si orientò soprattutto verso la funzionalità tipica dell'architettura moderna. I mobili furono improntati a un criterio di praticità grazie all'impiego di materiali innovativi quali l'acciaio, l'alluminio e il compensato. I principali rappresentanti di questo stile furono gli architetti Ludwig Mies van der Rohe, Marcel Breuer e Walter Gropius. Nei paesi scandinavi i designer preferirono curve, colori brillanti e linee semplici. Tra gli altri merita di essere menzionato il finlandese Alvar Aalto, noto per la rigorosa semplicità dei suoi mobili in legno. 

  Negli Stati Uniti il design d'interni divenne una delle professioni più prestigiose; fra i suoi maggiori esponenti si contano gli architetti Charles Eames ed Eero Saarinen e artisti quali gli scultori Harry Bertoia e Isamu Noguchi, tutti collaboratori di uno dei marchi più prestigiosi del design moderno, la Knoll International. Anche correnti artistiche più recenti come la op art e la pop art hanno profondamente influenzato il design d'interni, soprattutto nella scelta di forme geometriche colorate. Altra importante innovazione in tempi più recenti è rappresentata dal cosiddetto stile High Tech (dall'inglese high technology, "alta tecnologia"), che ricorre ad attrezzature tecniche e industriali per completare l'interno degli ambienti. 

     


Il design italiano

  In Italia il design divenne una realtà solo dopo la seconda guerra mondiale, quando validi professionisti cominciarono a disegnare mobili e le aziende si avvalsero per la prima volta dell'opera di architetti e designer. Alla fine degli anni Cinquanta, nei confronti di un design i cui ideali di rinnovamento rischiavano di venire assorbiti dall'aspetto economico e produttivo, si sviluppò il fenomeno del neoliberty che portò alla ribalta i nomi di Vittorio Gregotti e Gae Aulenti, Lodovico Meneghetti e Aimaro Isola, Giotto Stoppino e Aldo Rossi. Al centro della loro ricerca stava l'idea di progetti pensati e realizzati attraverso il confronto formale e tipologico con i modelli classici. Esemplare di questo indirizzo è la poltrona a dondolo Locus solus (1965) realizzata da Gae Aulenti per Zanotta.   

La tendenza a fare dell'arte un continuo punto di riferimento e di confronto avvicinò il design italiano alle ricerche dei movimenti d'avanguardia, tra cui l'arte povera: ne risultarono oggetti come la poltrona Joe (1970), a forma di guanto di baseball, prodotta per Poltronova da Jonathan De Pas, Donato D'Urbino e Paolo Lomazzi.   

Nel 1972 a New York, in occasione della mostra "Italy, the New Domestic Landscape", Ettore Sottsass si presentò al Museum of Modern Art con un progetto di controdesign prodotto dalla Kartell, l'azienda che scelse di utilizzare per i suoi prodotti soprattutto materie plastiche. Lo stretto rapporto che si venne a creare tra la progettazione e le diverse suggestioni culturali, i materiali più insoliti e le forme più estreme e originali, diede vita agli arredi creati dai designer di Alchimia, tra cui vanni citati la lampada Spaziale (1980) di Michele De Lucchi e il tavolino Strutture che tremano di Ettore Sottsass (1979). Anche Gaetano Pesce, rappresentante del radical design, privilegiò la plastica, come nella poltroncina Dalila e nel tavolo Sansone per Cassina (1980). Orientato come Sottsass verso l'antifunzionalismo, Alessandro Mendini ha invece inventato un arredo d'ispirazione simbolica che intende instaurare un rapporto intimo e "naturale" tra l'oggetto e il suo fruitore, come nel divano Kandissi (1980) realizzato con lacche multicolori, radica, tartaruga e gobelin.   

Oggi l'interesse per il design d'interni, che continua la sua ricerca legata all'attualità artistica, tecnica e culturale, coinvolge un numero sempre maggiore di persone. Molte di esse per arredare case e uffici hanno bisogno di prezzi accessibili e di semplicità. In questo senso l'azienda svedese Ikea, con le sue linee pulite e tradizionali, con i suoi mobili in legno di pino o di betulla, dai colori chiari e naturali e dalle molteplici funzioni, rappresenta un nuovo concetto di arredo. Con 150 negozi sparsi in tutto il mondo, l'Ikea ha una filosofia molto chiara: offre al cliente tutto quello che gli può servire per riempire una casa, dagli oggetti d'uso ai mobili. E per tenere bassi i prezzi vende il prodotto dentro una scatola, con i pezzi smontati. L'ultima novità sono i mobili per bambini: colorati e atossici, badano particolarmente alla praticità e alla sicurezza. 

  Gli stili che caratterizzano gli ultimi anni del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento per molti aspetti possono essere considerati tappe evolutive del Neoclassicismo: come nel periodo precedente predominano infatti le linee geometriche, con frequenti incursioni nel lessico dell'architettura greca e romana dal quale derivano colonne, timpani, archi, erme, cariatidi, telamoni... e i motivi ornamentali continuano a ripetere il consueto repertorio di anfore, meduse, urne, sfingi, grifoni, delfini, cigni e palmette. 

  Forme e temi della tradizione classica vengono però riproposti secondo interpretazioni diverse, legate principalmente a ragioni storiche contingenti, quindi alla successione degli eventi che in quegli anni sconvolgono l'ordinamento sociale e politico europeo. E poiché gli avvenimenti sono tutti di "marca" francese, ne deriva che non solo la denominazione degli stili - Direttorio, Consolato, Impero, Restaurazione - ma la loro stessa concezione è di chiara impronta francese. 

  Benché la linea di demarcazione tra i diversi momenti non sia molto netta, si può tuttavia osservare come negli anni del Direttorio le forme siano ancora piuttosto leggere ed eleganti e 1'ornato, sobrio e misurato, prediliga soggetti che alludono alle nuove libertà repubblicane: fasci littori, frecce, allegorie dell'Aurora che adombra la nascita di una nuova epoca, accostati a simboli rivoluzionari come il berretto frigio, le coccarde, le fronde di quercia.   

Durante il periodo del Consolato, con la progressiva riscoperta del piacere del lusso, il mobile si fa più imponente e prezioso, arricchito di una maggior copia di ornamenti, volti principalmente alla celebrazione della gloria militare e del potere napoleonico: sono gli stessi ornamenti che trionferanno poi con l'Impero - corone di alloro, trofei d'armi, aquile, Nike alate, bighe - chiamati a decorare mobili dalla struttura sempre più massiccia e fastosa.   

È evidente come sia soprattutto quest'ultimo stile, che coincide con l'apogeo di Napoleone e con la massima espansione del suo Impero, a trovare maggior eco nel resto d'Europa e segnatamente nel nostro paese in gran parte sottoposto alle direttive della Francia. In Italia infatti gli esemplari Direttorio e Consolato non sono molto numerosi, mentre i mobili Impero conoscono una grande fortuna che si protrae ben oltre la caduta di Napoleone perdurando, con qualche leggero "aggiustamenti', fino al revival delle linee mosse proprie del Luigi Filippo; di conseguenza il termine Impero è spesso assunto come unico denominatore per i diversi stili che si susseguono tra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento. Rispetto ai modelli francesi, però, il tono è in genere meno fastoso anche perché, nella maggior parte dei casi, vengono meno le ragioni celebrative declamate dagli ebanisti parigini; solo gli stati retti direttamente da membri della famiglia Bonaparte - Napoli e Lucca - conoscono una più aulica magniloquenza. Inoltre, l'uso del mogano e della piuma di mogano, che in Francia connota con molta evidenza il mobile Impero, in Italia è meno frequente e, là dove viene impiegata, questa preziosa essenza riveste per lo più strutture in noce e pioppo, mentre negli esemplari d’oltralpe prevalgono le ossature in rovere e faggio. 

  Più spesso per la lastronatura si fa ricorso al noce, sfruttato anche nella parte iniziale del tronco (dalle radici a un metro circa d'altezza), in gergo chiamata pedulle. Altre essenze usate sono il ciliegio, soprattutto in Toscana, Veneto e Lombardia, e l'acero in Piemonte, Liguria, Lazio e nel Sud. 11 legno, accuratamente levigato, viene poi rifinito con la gommalacca, stesa a tampone, alla quale a volte l'artigiano aggiunge delle terre scure, così da ottenere una coloritura nera. Si tratta di un accorgimento usato soprattutto per mettere in evidenza gli elementi architettonici o scultorei che inquadrano il fronte dei contenitori o fungono da sostegno per i tavoli: un preziosismo estetico che, dal punto di vista commerciale, accresce il valore del pezzo. 

  Sulla superficie lucida e uniforme del mobile risalta l'apparato decorativo: applicazioni in bronzo fuso ripassato a cesello e dorato a mercurio, fissate con chiodini nascosti nelle pieghe del disegno, oppure guarnizioni in lamina di ottone o placche in porcellana (soprattutto a Napoli e a Roma); o ancora motivi in legno intagliato e dorato oppure laccato in un particolare tono di verde che simula il colore del bronzo tipico dei reperti archeologici. 

  Non vanno dimenticati, accanto ai più diffusi mobili lastronati, gli esemplari in massello o quelli laccati, prevalentemente in un bianco avorio sul quale spicca 1'oro degli intagli. 

  La costruzione del mobile Impero è piuttosto semplice e schematica: basata, come vedremo, su un largo uso della colla essa si ripropone, con una certa ripetitività, nelle varie categorie di mobili; ciò rende più difficile la lettura di un pezzo in funzione della sua rispondenza a una corretta tecnica costruttiva anche perché vengono a mancare molti dei segni che hanno guidato nei periodi precedenti la nostra ricerca. II legno usato, infatti, non differisce molto come caratteristiche di colore e venatura, da quello moderno; i lastroni, ridotti a un millimetro circa di spessore, sono ormai piuttosto simili ai fogli di impiallacciatura oggi in commercio; sotto i lastroni, inoltre, così come sotto la coloritura nera, è facile nascondere eventuali tracce di intervento come il tarlo lungo o i segni di attrezzi moderni; la lucidatura a spirito, infine, permette di cancellare i riferimenti che in altri periodi vengono dalla patina. 

  Né maggiori indicazioni, ai fini dell'identificazione delle alterazioni, offre l'apparato ornamentale: trattandosi in genere di decorazioni applicate, piuttosto ripetitive nella raffigurazione dei soggetti, è facile spostarle da un mobile all'altro o addirittura crearle ex novo; se il lavoro è fatto in modo ingenuo e approssimativo si denuncerà facilmente, a causa della lamina troppo sottile del metallo, dell'assenza della rifinitura a cesello e della doratura sorda, diversa dalla luminosa brillantezza della doratura a mercurio. Se, invece, il lavoro è fatto a regola d'arte, è quasi impossibile riscontrare la differenza rispetto alle applicazioni autentiche; unico elemento di sospetto può essere una certa discordanza tra la cura nella realizzazione tecnica del mobile, nelle sue parti in legno, e la ricchezza dell'ornamentazione: in un pezzo originale, infatti, la presenza e la qualità delle guarnizioni in bronzo sono sempre proporzionali alla raffinatezza della fabbricazione. 

  Altre alterazioni riscontrabili nei mobili Impero riguardano 1'aggiunta di sagome e cornicette nere e la sostituzione di un modello di piede meno pregiato (ad esempio il piede a dado) con uno più ricercato e di valore (ad esempio la zampa di leone): in entrambi i casi la possibilità di ricorrere alla velatura nera, che nasconde i segni della nuova lavorazione, rende difficile accertare l'intervento. Nel complesso, insomma, una casistica molto limitata, che può essere colta più dalla sensibilità dell'osservatore e dalla sua conoscenza stilistica del periodo che non attraverso un'attenta analisi di tecniche e materiali. Una casistica che si restringe ulteriormente quando si faccia riferimento alla diretta esperienza dell'Autore e alla sua minor familiarità e consuetudine con il mobile Impero rispetto a quello di altri periodi.   

Piuttosto scarno è d'altra parte anche il capitolo delle imitazioni "in stile": ben poco interesse è stato riservato al mobile .Impero dai revival di fine Ottocento e dei primi anni del Novecento che hanno realizzato un numero esiguo di esemplari servendosi di materiali più poveri rispetto a quelli usati negli originali: noce chiaro o faggio non evaporato in luogo dell'acero, mogano sapeli al posto della piuma di mogano.   


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