Le essenze dei vari tipi di legno: Il Rovere

Morfologia e Descrizione:
Latifoglia decidua di prima grandezza, a maturità raggiunge mediamente i 35/40 mt di altezza ma può raggiungere, in condizioni ottimali, anche i 50 mt di altezza; il diametro del tronco è di circa 1/2 mt. E' una specie longeva, ha un tronco robusto, dritto e cilindrico che si diparte solo ad un'altezza elevata in rami, per questo motivo vede utilizzazioni di pregio. I rami principali sono nodosi e ascendenti che formano, con il tronco, un angolo acuto, formando una chioma ampia densa e regolare.
La corteccia nel primo ventennio di vita è liscia e grigia, poi gradualmente forma un ritidoma fessurato per la longitudine, con solchi poco profondi, e con solchi orizzontali così da formare piccole placche rettangolari tipiche della pianta. I rametti inseriti anche loro a forma di angolo acuto, sono grigio-bruno, glabri, portano gemme grosse e brune, a sezione pentagonale alla base e appuntite all'apice, i giovani rametti in primavera sono verdi e glabri, a volte con una sottile pubescenza.

Ha foglie caduche che si differenziano in foglie di luce e foglie d'ombra; le foglie di luce hanno consistenza più coriacea per il maggiore spessore del lembo, hanno peso specifico maggiore e un maggior numero di stomi; le foglie d'ombra sono di consistenza erbacea. Tutte le foglie sono di colore verde intenso e glabre sulla parte superiore, su quella inferiore può avere una leggera pubescenza. Hanno forma oblunga, raggiungono la larghezza massima a circa metà della lamina e normalmente, sono cuneate alla base. La foglia è lunga 8-14 cm e larga 5-10 cm, il picciolo è lungo, 1,5 - 3 cm con stipole lineari, pubescenti e rapidamente caduche. Le cere epicuticolari della pagina inferiore sono come in Farnia, strutturate in scaglie verticali e possono lasciare qualche spazio libero e la rima stomatica è libera da cere e a differenza della Farnia presenta numerosi tricomi stellati brevi e tricomi semplici a bulbo.
I fiori maschili hanno 6 stami e si presentano in amenti penduli giallastri, all'apice dei rametti dell'anno precedente di 3-6 cm con pochi fiori, i fiori femminili si trovano all'apice della crescita primaverile e/o all'ascella delle foglie, sono in gruppi di 2-5 fiori con 3 stili, riuniti in spighe corte, hanno peduncolo da nullo a brevissimo,( da cui l'epiteto specifico sessiliflora Salisb. o sessilis Ehrh.) pubescente.
L'antesi è contemporanea alla fogliazione da fine aprile a maggio. Il frutto è un achenio chiamato ghianda, e matura nell'anno a settembre ottobre un po' più tardi che in Farnia;sono sessili, ha una cupola formata da squame pubescenti ovato-lanceolate di 1-2 mm strettamente appressate, tutte uguali a differenza che in Farnia, per cui appare molto omogenea e liscia; la cupola copre la ghianda per 1/3 o 1/4 , la ghianda è oblunga di 2-3 cm minore che in Farnia di colore uniforme, liscia e senza striature.
La ghianda è molto appetita dai cinghiali e dai suini tanto che veniva raccolta per gli allevamenti di suini. I'embrione non è dormiente (recalcitrante) e germina rapidamente, a volte la germinazione della radichetta avviene già alla maturazione sull'albero (SUSZKA 1994). La plantula ha foglie brevemente picciolate e più o meno pubescenti, almeno lungo le nervature sulla pagina inferiore, possono rimanere verdi anche d'inverno in posizioni riparate; dal secondo anno assumono l'aspetto definitivo.

 

Legno, apparato radicale: l'apparato radicale è fittonante fin dall'inizio e, a differenza che in Farnia, rimane tale per tutta la vita con numerose e robuste radici che penetrano nel terreno in modo obliquo, questo la rende una pianta molto stabile agli eventi atmosferici e può resistere meglio a periodi siccitosi rispetto che a Farnia.
Il legno è a porosità anulare ed è simile a quello di Farnia e per lo più ha lo stesso pregio e le stesse applicazioni, ma le condizioni stazionali sono determinanti per la sua qualità e le caratteristiche tecnologiche, le differenze possono essere anche rilevanti.

Areale, ecologia:il suo areale si estende su quasi tutta l'Europa occidentale e centrale, ad est raggiunge una linea che collega Danzica e le foci del Danubio, a nord raggiunge la parte meridionale della penisola scandinava, la Gran Bretagna, l'Irlanda, la Danimarca, costeggia a ovest l'Atlantico, raggiunge i Pirenei e in Spagna la Cordollera Cantabrica e Sierra de Guadarrama, si trova sull'arco alpino, a sud si trova in Corsica e in quasi tutta la penisola balcanica, ma rara in Grecia, raggiunge il Caucaso nella zona pontica, l'Anatolia e sulle montagne della Turchia meridionale.
In Italia, a causa dell'intenso sfruttamento subito nei secoli a causa della bontà del suo legno, ma anche perchè la Rovere occupava terreni fertili adatti all'agricoltura (vigneti, castagneti da frutto), i querceti a Rovere sono più potenziali che reali. Premesso questo, la Rovere si trova in tutte le regioni tranne la Sardegna.
Bisogna però dire che molte segnalazioni della penisola e delle isole andrebbero riferite a Q. dalechampii e Q. virgiliana e a incroci di queste con la Rovere o la Roverella, si deve dedurre che la Rovere è più diffusa al nord al piede delle Alpi, Prealpi e zone collinari fino alla Toscana.
E' specie piuttosto rara con popolamenti di una certa consistenza e si trova piuttosto sporadica nei boschi misti di latifoglie mesofile, attestandosi nelle parti sommitali delle zone collinari su terreni tendenzialmente acidi o sub-acidi, vicariante in queste formazioni la Farnia nei Querco-Carpineti collinari e formando in altre, i Rovereti tipici e i Rovereti dei suoli acidi ai piedi delle Alpi.
Particolarmente nell'Italia centrale sono stati segnalati boschi puri di Rovere o misti con altre latifoglie; nella Toscana settentrionale (Lunigiana, Garfagnana, Alpi Apuane), nel "Bosco di Tatti" nel Volterrano, a Sargiano nei pressi di Arezzo, nel Senese, sul Monte Corona, presso Umbertide in Umbria, sulle colline del Trasimeno, sul Monte Gemmo presso Camerino, sui Monti della Tolfa e sui Monti Cimini nel Viterbese, nel Terramano, in Sicilia sulle Madonnie ci sono interessanti formazioni di una certa estensione e particolari per la loro posizione periferica rispetto al suo areale.

L'autoecologia della Rovere la definisce come specie tendenzialmente oceanica e perciò ama l'umidità atmosferica elevata per tutto l'anno, il suo areale centrale è la media Europa, perciò climi temperati con piovosità ben distribuita specialmente nella stagione vegetativa, resiste molto bene alle basse temperature, ma meno che in Farnia, preferisce inverni non troppo rigidi e collocandosi sulle alture piuttosto che nelle pianure, si salva dalle gelate tardive dato che entra presto in germogliazione, mediamente 10-15 gg prima della Farnia, ma alle latitudini più settentrionali l'intervallo si riduce fino ad annullarsi, A differenza della Farnia sopporta meglio l'aridità edafica grazie al suo apparato radicale molto profondo perciò non necessita di falda freatica superficiale. La specie viene definita "acidoclina" cioè che tende a svilupparsi su terreni tendenzialmente acidi, ma e specie frugale e accetta anche suoli debolmente calcarei; all'interno del suo areale è specie leggermente sciafila e i semenzali preferiscono nei primi anni, una ombreggiatura intorno al 50%.
Rispetto al Faggio sopporta meno le basse temperature è meno sciafila e più tollerante l'aridità del suolo; rispetto alla Farnia non sopporta la falda freatica troppo superficiale, è più rustica resistendo meglio alla siccità estiva, sopporta meglio la densità laterale essendo meno esigente in luce.

La Rovere sembra meno soggetta al "deperimento delle querce" ed anche agli attacchi di Oidio (mal bianco) di conseguenza le piante hanno più capacità di immagazzinare sostanze di riserva.
Al centro del suo areale, in Europa centrale, ma in parte anche al piede delle Alpi, la Rovere forma associazioni con Betulla su terreni decisamente acidi, mentre in condizioni di minor acidità, forma cenosi con Faggio Carpino bianco, Tiglio selvatico e Ciavardello con terreno ben drenato; in condizioni di maggior disponibilità idrica, la Rovere si accompagna al Carpino bianco e Acero montano e riccio e Frassino maggiore. Se la falda freatica diventa troppo superficiale e il suolo è ricco, la Rovere viene sostituita dalla Farnia; queste formazioni si possono inquadrare nell'ordine " Quercetalia robori-petraeae".
Oltre ai querceti acidifili si trovano anche cenosi di Rovere misto a Faggio in terreni calcarei in questo caso si incontrano anche specie calcifile come il Sorbo montano, il Carpino nero e l'Orniello.
In molti querceti medioeuropei, il Faggio ha un ruolo subordinato anche quando le condizioni pedoclimatiche sarebbero a lui più favorevoli, in questo caso si ritiene che si tratti di alterazioni antropiche che hanno privilegiato la Rovere rispetto al Faggio.
Nella nostra penisola le cenosi a Rovere, come si è detto prima, sono piuttosto rare e di difficile inquadramento essendo molto varie e in molte zone, al limite del suo areale.
Nell'Italia settentrionale i rovereti sono frammentari e spesso manipolati dall'uomo in modo tale che hanno ostacolato non poco l'inquadramento fitosociologico, ma si dispone al momento di tre buone associazioni validamente descritte: " Carici umbrose-Quercetum petraeae (rovereto tipico collinare)" e "Seslerio autumnalis-Quercetum petraeae" che è il rovereto di raccordo fra gli ordini: "Quercetalia pubescentis" e "Quercetalia robori petraeae" (Poldini 1982). A conferma della complessità della loro articolazione non dipendente dai soli fattori naturali, sono state descritte numerose subassociazioni e varianti.

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